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“È INTUITIVO CHE PROPRIO QUESTO DOVEVA ESSERE IL SEGNO DELLA LORO AUTENTICITA’. NON ERO STATO IO A CERCARE I DUE CIOTTOLI INEGUALI DEL CORTILE, NEI QUALI ERO INCIAMPATO.”
Marcel Proust
Due compiti spettano a coloro che desiderano apprendere la lezione della storia e confidano nella forza della tradizione sulle generazioni future: il primo consiste nel conferire una dimensione storica dell’architettura di oggi, il secondo nel conservare quella delle epoche passate come la più preziosa delle eredità. Tale convinzione costituisce il saldo sedime sopra cui si è costruita la filosofia di intervento sull’Olmetta, cascina secolare che accoglie nella sua storia di luogo, ruoli differenti e differenti stilemi. Il nodo e nocciolo dell’edificio risiede nell’ex Cappella sconsacrata, originariamente denominata “Oratorio di San Giovanni”, alla quale vi si è annessa la porzione di villa padronale, costituita da sale voltate e androne carraio. L’avvicendarsi della storia e delle economie ha profondamente mutato la morfologia del luogo. L’immagine ultima, e anche il principio della nostra riflessione progettuale, è quella di un luogo i cui colori sono quelli della natura, dei materiali puri, del grano dorato e del turchese che incornicia ciò che è stata immortalata come “Cascina al sole”. Nostro intento è stato quello di valorizzare la semplicità di un luogo incorniciandolo in elementi contemporanei e colori vivi. L’amore e la responsabilità sono l’energico contributo che ha reso questo luogo intimo ed emozionale. Ogni intervento è stato pensato per valorizzare il passato, non per celarlo; l’eclettismo, nel senso più didascalico delle scelte compositive ci ha permesso di accostare materiali apparentemente nuovi ma con radici storiche molto vicine all’edificio ed al ruolo. Apice del pensiero ne è la chiesa sconsacrata che porta con se il più antico valore dell’uomo; la fede. Epifania è il nome dell’allestimento permanente. L’altare è stato riproposto con un foglio d’acciaio rappresentante della corazza della fede; il marmo di venatura rossa incornicia le intonse pareti e induce lo sguardo a vedere più in alto gli originali affreschi. Ogni scelta cromatica distingue il contemporaneo dal passato, nella speranza che chiunque possa far tesoro della storia e di quanto siamo debitori al passato che ci insegna. Della nostra chiesina sconsacrata abbiamo ritrovato qualche scritto degli avvicendamenti:
SETTECENTO occupa un luogo storico della provincia di Bergamo, conosciuto come ‘Olmetta’, il cui cuore è rappresentato dall’ ex Oratorio di San Giovanni Battista, riportato all’antico splendore da sapienti restauri. " ll prelato concesse al parroco di Presezzo il permesso di celebrarvi la Messa solo in caso di necessità, per portare il viatico agli ammalati. Citato negli atti delle visite pastorali del 1600, venne fatto costruire da Alessandro Marendis e dedicato a San Giovanni Battista. A partire dal Secolo XVIII si hanno notizie più sicure. Durante la visita pastorale compiuta nel 1702, il vescovo di Bergamo Luigi Ruzini ne sospese l’uso fino a quando non fossero state osservate certe prescrizioni e non lo si fosse dotato di tutte le suppellettili essenziali. Decretò quindi la sospensione totale della cappella. Nel giugno del 1766 il parroco di Presezzo, don Francesco Broli, visitò l’oratorio dell’Olmetta. Effettuato il sopralluogo, a pochissimi giorni dalla festa di San Giovanni Battista che ancora oggi si celebra il 24 giugno, ‘rimise in libertà’ la chiesetta, affinché si potesse celebrare la Messa ‘a consolazione del sig. Marendis padrone della cappella." XXXXX, Presezzo e la sua Storia
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